Georgi Gospodinov: “Quanto” sei malinconico?

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All’interno di “Fisica della Malinconia” (Georgi Gospodinov, Voland Edizioni), c’è una profonda pulsione interrogante. Quanto più profonda è questa pulsione tanto è invece pura superfice la domanda di cui è il riflesso: Come stai?

Come stai è la domanda che crea il vuoto. È un oggetto linguistico che si inframezza tra le cose, tra gli esseri umani ed inizia ad aspirarne la pienezza, come una pompa boyliana che cerca di placare lo scetticismo dell’horror vacui. Ma niente è salvifico davanti all’orrore che l’incursione di quel linguaggio genera, nulla può contrapporsi alla vacuità della relazione umana.

Come stai è il nucleo che apre il libro in due, vi si pone al centro e al tempo stesso tiene unito e separato il destino del protagonista, protagonista che ha un dono sin dalla nascita. Quello di non dover mai fare quella domanda. Ha l’empatia totale, non necessita del come, lui sta, lui è quello che gli altri sentono, lui è le persone che gli vengono raccontate, è la lumaca che si scioglie corrosa da un succo gastrico dopo essere stata inghiottita, è il corrodersi stesso della lumaca, come ci descrive Gospodinov in pagine cariche di sentimento biologico. La prima parte del libro si articola in questo nutrimento dell’animo altrui, cammina sul filo del mitologico con la figura del Minotauro a spiccare su tutte con un simbolismo carico tanto di paura quanto di pietà. Ma il dono si guasta, l’empatia svanisce. Il passaggio dall’infanzia, all’adolescenza e poi alla vita adulta è segnato dalla sparizione dell’immediatezza, è segnato dall’emersione del “Come stai”. E questo non può che essere che l’affacciarsi sul vuoto, l’antonomasia della comunicazione fatica malinowskiana, la perdita di ciò che si era per fare spazio alla miseria di ciò che si è. Non è più possibile sentire, occorre appuntare, elaborare, elencare. L’elenco diventa tratto tipico del testo, trova il suo spazio in usi a tratti esilaranti, a tratti profondamente carichi di una malinconia rassegnata e rassegnante. Il protagonista non è più il bambino che vive i racconti, ma quello che si li fa dire e li colleziona per non perderli, da essere sempre stato colui che era dentro l’altro, colui che era l’altro, adesso occorre che l’altro si faccia sé, in un movimento che cerca di tenere assieme il mondo umano nella sua interezza, dichiarata in quelle chiose che ad inizio libro recitano “io siamo” ed in conclusione dichiarano “io fummo”.

Davanti ad una impostazione del genere la trama diventa nulla, è molto poco ciò che accade, la vita del qui e ora e la vita immaginaria vengono schizzate qui e là, il tempo viene decomposto a più riprese, dall’antichità, al socialismo, alla sua caduta, al futuro che ancora deve venire, da ciò che non è stato a ciò che forse, chissà, un giorno. In queste crepe la città di Sofia si cristallizza come sfondo immobile mentre altre città turbinano all’interno del libro simboleggiate dai loro hotel, territori mediani tra la casa ed il non-luogo, così come turbinano gli alter-ego del personaggio chiave che appaiono pagina dopo pagina sempre più importanti al fine di sorreggere il molteplice, sfruttando quella capacità del testo scritto di essere e non essere allo stesso tempo.

La creazione del vuoto data dalla domanda riconduce dritti al titolo del libro e alla sua ultima parte, ad una vera e propria fisica ed al rapporto della stessa con i percorsi chiave della letteratura. Gospodinov si dimostra attento alla caratterizzazione scientifica del mondo (così come un altro grandissimo autore est-europeo, Cărtărescu, pubblicato anch’egli da Voland) e lancia se stesso ed il lettore attraverso moti d’onda, attraverso la struttura indeterminata e duplice del microscopico mondo quantistico, alla ricerca di quell’osservatore totale che possa confermare l’esistenza di tutte le cose, quell’osservatore in grado di raccontare e dire il mondo selezionando la grammatica corretta per i tempi attraversati dall’uomo, così come Gospodinov individua l’essenza prima verbale, e poi sostantivale e aggettivale delle tre grandi età dell’essere umano: infanzia/giovanezza; età adulta/mezza età; invecchiamento. Ma allo stesso tempo l’autore cerca di spezzare il principio di non contraddizione, portando insieme al mondo quantistico la fisica macroscopica e la distruzione di quello stesso tempo che egli ha cercato di ritagliare. Ed è così che arrivano ai giorni nostri epigrafi di personaggi mai esisti che hanno 793 anni e che «mio padre e i dinosauri sono scomparsi nello stesso tempo…», ed è così che l’unica risposta possibile a “come stai?” diventi “non sto”.

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